Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, possiamo affermare che questo blog non rappresenta proprio un cazzo.
sabato, 27 giugno 2009
- Buonasera.
- Buonasera.
- Cognome?
- Jackson.
- Nome?
- Michael Joseph.
- Età?
- Cinquanta.
- Razza?
- …
- Razza?
- Ma che, scusi, non si vede?
- No, così a occhio direi “rettile”, ma non è contemplato. Cos’è, vietnamita?
- No, afroamericano.
- Afroam… COSA?
- E’ una lunga storia, scriva afroamericano, si fidi.
- Mah. Causa del decesso?
- Non saprei.
- Si è addormentato e non si è più svegliato?
- No.
- Ha sentito un dolore forte al petto?
- No.
- Era in mezzo a un’autostrada e poi non si ricorda più niente?
- No, ero in bagno e a un certo punto nello specchio ho visto Liz Taylor.
- Liz Taylor?
- Sì, truccata come Cleopatra. Mi diceva “vieni Michael, vieni”. Eravamo molto amici, sa? (piange)
- Lei e questa Liz Taylor?
- Ma come questa Liz Taylor? Ha capito di chi sto parlando?
- No, qua ne arrivano a milioni ogni giorno da milioni di anni, non mi posso ricordare di tutti.
- Ma Liz era la più grande…
- Senta, tagliamo corto. “Causa del decesso sconosciuta”. Tanto queste sono tutte cartacce. Dunque, lavoro?
- Lavoro?
- Che lavoro faceva prima di, ehm, assurgere?
- Ma come, non ha capito chi sono? Io ho fatto sognare milioni di persone con le mie canzoni.
- Le ho già detto che qua c’è sempre una gran confusione. Quindi sotto professione ci metto “cantautore”?
- Mi pare un po’ riduttivo.
- Ci sono pure “menestrello”, “giullare” e “aedo”. Non ci aggiornano le schede dal ’65, sa? Io gliel’ho detto un milione di volte. Dove li mettiamo tutti i web developer suicidi? È un gran casino, sa, un enorme casino, ma tanto a loro che gliene frega, stanno seduti sui loro scranni di platino, sanno tutto, giudicano a destra e a manca e noi qui a fare il lavoro dei poveracci. Certo, in questi tempi di precariato uno dovrebbe solo ringr…
- Scusi?
- Sì?
- Non si può mettere “Re del Pop”?
- E dove sarebbe questo Pop?
- Non è un posto, non sono un vero re, è un modo di dire. Per dire che ero un grande cantante.
- Mi pare un po’ esagerato. Però una volta uno ha preteso che ci scrivessi “Re della cotoletta”, per cui ok, R-e d-e-l P-o-k.
- Pop.
- Pop.
- Ok. Precedenti?
- In che senso, scusi?
- Roba grossa, omicidi, stupri, genocidi, cose così. Vede, qui compiliamo solo una scheda di massima per snellire il lavoro ai piani alti. Le conviene dire la verità adesso, tanto prima o poi passa dal Principale e lui semplicemente lo sa. Così facciamo prima.
- …
- Signor Jackfield?
- Jackson.
- Signor Jackson, le ho chiesto, precedenti?
- …
- Guardi che lo dico per lei, tanto prima o poi la sgamano, così si sveltisce solo la pratica. E su, era un grande cantante, cosa avrà mai fatto di così grave?
- …
- Senta, glielo chiedo un’ultima volta, poi scrivo “Reticente”. Sa cosa significa?
- Che non voglio rispondere, immagino.
- Sa cosa significa qui?
- Cosa significa?
- Che la sbattiamo nel Limbo finché il Capo non è abbastanza libero per darle un’occhiata di persona. E il Capo è molto occupato, capisce quello che intendo? Nel Limbo ci sono ancora uomini delle caverne che aspettano, signor Jason. E milioni di bambini non battezzati che fanno un baccano d’inferno, le assicuro.
- BAMBINI?
- Pieno zeppo. Un vero tormento. Fossi in lei parlerei e la farei finita qui.
- BAMBINI?
- Sì, gliel’ho detto, cos’è sordo? Ehi, signor Jameson, si sente bene? Trema tutto.
- Reticente.
- Cosa?
- Scriva, RE-TI-CEN-TE. Si muova, non perdiamo tempo.
- Ma, signor…
- SCRIVA, PERDIO, FACCIA IL SUO DANNATO LAVORO E SCRIVA!
- Ok. “Reticente”. È una stupidaggine, io glielo dico, ma contento lei… ehi, dove cazzo va?
- Billy Jean, is not my lover…
- Signor Jumbo torni qui immediatamente!
- …she’s just a girl…
- Ma che modo è di camminare all’indietro come gli indemoniati, fa senso! Torni qui!
- …who claims that I am the one…
- Si fermi! Il Limbo non è da quella…
- …but the kid is not my son…
Ultim'ora da Google News.
Gheddafi si è tolto dal cazzo, finalmente. Ha smontato la sua tendina da Villa Pamphili e se ne è andato. Quando ero piccolo Gheddafi era cattivo. Mia madre è nata a Tripoli nel '47. E' profuga e non può tornare nella città dove è nata. Che dicono fosse bellissima, quando ci abitavano i miei nonni. Ora sembra il Quarticciolo bombardato. Però Gheddafi viene qui, si fa montare la tenda a Villa Pamphili, parla all'università e fa un po' il cazzo che vuole e noi dobbiamo essere contenti perché ora è amico nostro. Mah. Se volevo un amico così mi prendevo Michael Jackson originale, a sto punto.
Intanto Berlusconi, parlando al congresso dei giovani industriali, cioè quei venticinquenni che - a differenza di noi - hanno già capito che per vivere da ricchi è necessario e auspicabile spolpare l'anima a qualcun altro, dice che nessuno ha paura di morire di fame. Che poi sarebbe una chiosa sottintesa a quella gran cagata della crisi percepita, della paura di spendere soldi. Chissà se invece di parlare al congresso dei giovani industriali fosse andato a Padova a seguire la processione del patrono. Gli ex-voto a S.Antonio sempre più riguardano suppliche di chi sta perdendo tutto, è sommerso dai debiti, rischia di perdere il posto. Certo si sarebbe beccato le lamentele degli addetti al merchandising sacro, che non hanno guadagnato un euro. L'afflusso di pellegrini non è in calo, ma ora sono veri supplici, che non possono nemmeno più permettersi l'offerta alla chiesa o una candela da due euro. Arrivano, pregano il santo, si portano i panini da casa e tornano sperando che lassù qualcuno li ami. Nessuno ha paura di morire di fame. Sì, come no, figlio di puttana.
Ma non tutto è dolore e disperazione. I giocosi gay oggi hanno manifestato a Roma, sprizzando orgoglio da tutti i pori. Erano colorati, irridenti e allegri. Eppure tecnicamente sono quelli che lo prendono in culo più di tutti. C'è sempre da sorprendersi, nella vita.
E come al solito chiudiamo con l'angolo della scienza. Un'equipe di ricercatori giapponesi dell'Università di Medicina e Odontoiatria di Tokyo e Kanazawa hanno dimostrato scientificamente che lo stress fa diventare i capelli bianchi. Cioè, questo lo sapeva pure mio nonno che aveva la terza elementare, però loro hanno fatto tutta una bella ricerca giapponese e hanno visto che lo stress negli animali riduce il numero di melanociti e quindi i capelli diventano bianchi. Bravi. Roba da essere quasi contenti che in Italia ricerca se ne fa un cazzo.
E comunque, tirando due somme a occhio, io comincerei a fare la scorta di tinta.
- Ehi.
- Eh.
- Oh.
- ‘zzo vuoi.
- Parlo con te.
- Vorrei vedere, ci sono solo io. Che c’è?
- Niente.
- Allora che rompi il cazzo.
- E’ che non ce la faccio a vederti così.
- Abituati, fai prima.
- Dì, ma ti ricordi?
- Cosa?
- Com’era? Com’eri?
- CoCOmeri?
- Sì, fai il cretino, fai.
- Dire la prima cosa che ti passa per la testa, che abbia senso o meno, Sti cazzi. Che altro c’è rimasto da fare?
- Dì, ma ti ricordi o no?
- Vagamente. E’ passato troppo tempo.
- E dove sei andato a finire?
- In un buco. Nero. Nell’iperspazio. Mi sono ritirato. Non lo so.
- Hai RINUNCIATO!
- Volevo vedere te al posto mio.
- Guarda che io SONO te.
- No, tu sei una parte scissa.
- Sì, ma sono sempre te.
- Non puoi capire.Ci sono troppi vantaggi ad essere una parte scissa.
- Vantaggi?
- Tu non soffri. Non ti stanchi. Non vai nel panico. Non perdi le speranze. Tu ti scopavi dodici brasiliane su una spiaggia chissà dove mentre io piangevo all’ospedale.
- Vuoi farmene una colpa?
- No, ma almeno non rompere i coglioni. Fai la parte scissa e stai zitto.
- Però sono quello che ti fa ragionare. Mi devi la vita. Una cinquantina di volte, almeno.
- Le hai contate?
- No, faccio a occhio. Allora?
- Allora che?
- Allora, dove sei andato a finire?
- Boh, non lo so e non lo voglio sapere. Comincio a pensare di non esserci mai stato davvero.
- Io lo so dove sei.
- Ah, si? E dove?
- Qui.
- Non mi pare. Mi sembra solo di stare intavolando una discussione del cazzo con una mia parte scissa. Il che non è esattamente sinonimo di “esserci”, converrai.
- Dipende.
- Da che dipende? (a due voci) - DA CHE PUNTO GUARDI IL MONDO TUTTO DIPENDE
- Fossimo veramente due potremmo andare a suonare nei pub. E comunque anche tu, quanto a cretinaggine…
- Sono pur sempre una tua parte scissa. Ma torniamo al punto. Tu sei qui.
- No, non ci sono. Non mi riconosco più. Nemmeno allo specchio.
- Io si.
- Tu ti riconosci? Davvero?
- Si.
- Beato te.
- Non ti viene un sospetto?
- Aspetta.
- Eh?
- Non dirlo.
- Eh eh.
- No. Ti prego, no.
- E invece mi sa proprio di si.
- Mi stai dicendo che sono io la parte scissa?
- Credo di si.
- Non può essere.
- Perché no? Ci sono più cose in cielo e in terra…
- E’ una questione di percentuali. A occhio, io sono il 98%, tu il due, anche meno. Non posso essere io la parte scissa. Sarebbe come scambiare una torta con la sua fetta.
- E se fosse un bersaglio invece di una torta?
- Cosa?
- Se prendi un bersaglio e gli tagli via il centro quello che resta cos’è?
- Un bersaglio col buco. Ma pur sempre un bersaglio.
- Che ha perso la sua parte più importante, il centro del bersaglio, cioè il bersaglio stesso.
- Filosoficamente ineccepibile. Sotto tutti gli altri punti di vista, una stronzata totale.
- E allora perché io allo specchio mi riconosco?
- Perché tu sei pazzo. E’ già tanto che non ti riconosci guardando Elliot il drago invisibile.
- E’ proprio questo il punto. Se ben ricordi TU eri pazzo. TU pensavi di aver venduto per sbaglio l’anima a un favarese. TU aspettavi gli alieni. TU hai creduto di essere, nell’ordine, il Buddha, la reincarnazione di Oscar Shindler, un vampiro, un mutante e infine Gesù. TU eri convinto di avere un pezzo di cervello in più dietro la testa. TU eri allegro. TU eri felice.
- Allora evidentemente sono guarito da tutte queste cose.
- Io sono ancora così.
- Sei felice?
- A modo mio. Immagino cose felici. Certo col tempo diventa sempre più difficile. E io sempre più pazzo. Ma non mollo.
- Cioè, ricapitoliamo: mi stai dicendo che io sono la parte scissa e che tu sei il vero me. Il due percento. Il centro del bersaglio. E che sei pazzo. E vivi in un mondo immaginario dove riesci ancora ad essere un po’ felice. E’ corretto?
- Si.
- Ma vaffanculo.
- Come sarebbe?
- Sarebbe che vaffanculo. Proprio. Vaffanculo.
- Ma perché?
- Uno perché a occhio e croce è una stronzata. Due perché se è vero è ancora peggio. Un casino inestricabile, irrisolvibile. Vaffanculo.
- Vuoi restare un bersaglio col buco per sempre?
- Io SONO un bersaglio col buco. Sono uscito male. E il fatto che stia qui a discutere con te lo dimostra appieno.
- Tu sei un cretino.
- Vero.
- Un inetto.
- Vero.
- Un senza palle.
- Verissimo.
- Un perdente.
- Stravero.
- Sei grasso e calvo.
- Vero.
- E impotente.
- Esatto.
- Io invece sono il Buddha, posso salvare il mondo e prima o poi riuscirò a volare.
- Bravo idiota, continua a crederci.
- Ma non capisci?
- No.
- Io posso farlo per davvero.
- Tu puoi IMMAGINARLO.
- Appunto.
- Ah, ecco qua, ci siamo arrivati.
- Dove?
- Dove volevi portarmi. Tu saresti la mia CREATIVITA’, non è così? Oddio che squallore, non posso crederci.
- Bè, sì, anche. Io ti facevo inventare le storie. Ti facevo scrivere. Io ho creato tutte le migliaia di fesserie che ti sono passate per la testa. Io ti facevo DIVERTIRE. Te e tutti gli altri.
- Si, e io ero quello che correva per ospedali, che faceva traslochi e che piangeva di notte scolandosi l’amaro Braulio. Chi è più vero dei due?
- L'amaro BRAULIO? - Chi è più vero? - Che cazzo è l'amaro BRAULIO? - CHI E' PIU' VERO?
- E chi più felice?
- La felicità è un bugia, quindi quello scisso sei tu.
- Io sono la parte migliore di te. E mi hai appena mandato affanculo.
- Sono anni che ti ho mandato affanculo.
- Non mi è sembrata una grande idea.
- Non avevo scelta.
- Quindi?
- Quindi che?
- Quindi rimaniamo così?
- Vedi alternative? Vedi uno switch, lì dentro, che possa far diventare te il monitor principale e io quello secondario?
- Ehm, aspè, fammi guardare… dunque, levetta per gli scatti di nervi…quella per fartelo venire duro…no, non mi pare, non c’è.
- Ecco. Ora per piacere ti levi dal cazzo? Non hai qualcosa da fare?
- Ah, sì, bè, ci sarebbe uno sciamano sul Machu Picchu che mi aspetta da duecento anni per darmi un talismano che mi conferirà poteri straordinari.
- Appunto, vai và.
- Allora io andrei.
- Sì. Ciao.
- Serve niente?
- No. Vai.
- Sì, ok, vado.
- E…
- Cosa?
- Divertiti. Pure per me.
- Contaci.
- Cià.
E adesso, una nuova rubrica di cui nessuno sentiva il bisogno
Kaplan te la fa prende a male
Perché a me è venuto un sospetto terribile. Perché io sono paranoico e catastrofista. Perché sono un cazzo di dietrologo. Perché forse sto impazzendo e non credo più a niente e mi sembra sempre tutto finto.
Però è anche vero che tutte le persone con cui ne ho parlato non mi hanno preso proprio per pazzo. E se la sono fatta prendere un po' a male, di qui il titolo della rubrica.
Partiamo da lontano.
Nell'anno 2000 gli uomini a capo delle lobby più potenti del mondo - gente che fa affari con il petrolio e la guerra, i peggiori di tutti - hanno fatto letteralmente carte false per mettere uno dei loro a capo dello stato più potente del mondo. E, rompi una macchina elettorale qua, fai votare un militare di là, serviti di una rete nazionale connivente dall'altra parte, ci sono riusciti. Così George W. Bush - che è sul guinness dei primati come l'uomo con lo sguardo più simile a un piccione del mondo - è arrivato a sedere nella stanza dei bottoni senza nemmeno capire dov'era. Di lì a poco è cominciata la catastrofe. Nel giro di pochi mesi gli Stati Uniti d'America diventano un modello negativo da non seguire. Si comincia a parlare di globalizzazione. Ve lo ricordate? Era una parolaccia, ai tempi. Una cosa brutta. Poi c'è il G8 a Genova. E lì, chi aveva un po' di sale in zucca si è spontaneamente schierato. L'America aveva perso.
Poi, il fatidico 11 settembre, che ha cambiato tutto. La più grande tragedia della storia mediatica fa schizzare di nuovo in alto l'approvazione per gli Stati Uniti. Forzatamente, in molti casi, perché sembrava brutto prendersela con un paese che avesse subito una tale tragedia. Con la risibile spesa di 2500 anime l'America ottiene una sorta di immunità morale agli occhi del mondo che permette a)l'immediata revoca di alcuni fondamentali diritti di privacy ai cittadini, con la scusa della sicurezza, b)di cominciare una guerra del tutto ingiustificata con l'Afghanistan, c)di cominciarne un'altra, altrettanto ingiustificata, con l'Iraq, d)di minacciare di guerra una serie di altri nemici storici, tanto per far capire chi comanda. Naturalmente quando dico "guerra ingiustificata" parlo di giustificazioni legittime e non di grandiosi interessi economici privati, sfruttamento dei pozzi di petrolio, costruzioni di gasdotti, ricostruzioni dopo i bombardamenti, salvaguardia dei campi di papaveri da eroina e via dicendo. Questo stato di cose ha anche permesso la rielezione del Piccione, che per l'occasione aveva come avversario (John Kerry, ve lo ricordate?) il fratello sfigato di Stanlio, uno al quale non avresti dato nemmeno le chiavi della macchina per fartela parcheggiare.
Otto anni di bugie, di violazione dei trattati internazionali, di fiction vera e propria. Ogni avvenimento rivoltato come una frittata dai migliori sceneggiatori del pianeta. Miliardi di dollari spesi nel finanziamento della guerra, miliardi di dollari finiti nelle tasche di chi con la guerra fa gli affari migliori. L'America è in ginocchio. La povera gente piange i propri figli morti in una guerra assurda, si ammala e può curarsi solo se un burocrate mette una firma su un foglio, vive nel terrore di essere attaccata, stipa fucili nello sgabuzzino, è controllata fino nelle mutande per la propria presunta sicurezza. Il Paese della Libertà è diventato orwelliano, cattivo, guerrafondaio, se ne infischia del protocollo di Kyoto e delle sorti del pianeta e prima di queste delle sorti della propria gente.
Come mazzata finale, crollano le borse. Banche (private) che avevano prestato soldi a mezza America falliscono da un giorno all'altro peggiorando una situazione già terribile.
Nel frattempo si appressano le elezioni. Usanza vuole che negli Stati Uniti nessuno regga più di due mandati, nessun presidente e quindi nessuno dei due schieramenti politici. Contro qualsiasi previsione spunta un candidato nero. Cioè, mezzo bianco e mezzo nero. Mezzo africano, proprio. Bello, intelligente, onesto, pulito, perfetto. SuperKennedy negro. Ha alle spalle una storia di impegno, di studio, di attaccamento ad antichi valori che sembrano ormai perduti nel Paese degli obesi e dei depressi, dei poveri e dei malati, dei senza diritti, dei consumatori alienati. Passo dopo passo conquista i cuori della gente, spazza gli avversari, nessuno riesce a contrastarlo per davvero, dona parole di speranza a un popolo che fino al giorno prima e da otto anni era stato incitato all'odio razziale, all'occhio per occhio, all'irregimentazione, alla privazione dei diritti. Super Negro sorride, ha gli occhi buoni, ricorda a tutti che grande paese è l'America, che si può fare, che la vita non è davanti alla televisione ma davanti agli occhi tuo figlio, che hai diritto ad essere curato anche se sei povero, che la guerra è una brutta cosa e deve finire, che c'è un futuro dove si può respirare aria buona, dove il cielo è pulito, dove non si piangono figli morti in guerra e mariti senza assicurazione consumati dal cancro, dove il colore della pelle è un accessorio trascurabile, c'è un futuro dove tutto questo è possibile, basta crederci.
E la gente ci crede. Come attaccarsi a un filo d'aria dopo essere stati chiusi in una fogna per anni. La gente ci crede e lo vota e ne fa il suo presidente, il suo vessillo, il suo dio. Tutto il mondo guarda a quest'uomo bello e sicuro di sè come a Gesù incarnato e trasfigurato. Per forza, non poteva essere altrimenti.
E intanto i cattivi, quelli che sembrava volessero far piombare il mondo nell'oscurità con qualsiasi mezzo lecito ed illecito, gli avidi di denaro a costo di migliaia di vite umane, coloro che rischiano di finire male se Super Negro ce la fa, che hanno ancora in mano il potere, quello manifesto e quello segreto, ecco, i cattivi se ne stanno zitti e buoni e schierano un bonaccione vecchiotto e grassottello che parla di cose vecchie, trite e ritrite, che si appella a idee in putrefazione e combatte la sua battaglia con l'aria di quello che tanto male che va se ne torna in campagna a sparare alle lepri.
Ed è qui che a me è venuto il dubbio. Se invece di essere elezioni vere fosse uscito un film che raccontava questa storia, diciamo un film dal titolo American Renaissance, per esempio, come sarei uscito dal cinema? Perplesso, direi. Anzi, più precisamente avrei detto le solite cagate americane, peggio di Pearl Harbour.
Invece è successo davvero. E il terribile sospetto che si tratti sempre, e ancora una volta, di fiction, mi tormenta da giorni.
Ok, signori, vediamo di fare un po' il punto.
Dopo aver accidentalmente scoperto stasera che nella vita non bisogna fidarsi di NESSUNO, che bisogna fare sempre le cose peggiori possibile tanto c'è sempre qualcuno che fa peggio e che in generale le donne sono tutte delle gran troie, in particolare quelle che fingono di non esserlo, insomma dopo questa breve lezione esistenziale mi sono guardato Google news, che devo dire è sempre un bel vedere.
Naturalmente le prime notizie riguardano gli scontri di oggi a piazza Navona. Praticamente sono arrivati i fascisti e hanno fatto un macello picchiando tutti coi caschi e facendo finire tutto a schifo. Tutto sommato hanno ragione loro, hanno vinto le elezioni, hanno il sindaco dalla loro, dove sta scritto che tre quattro milioni di comunisti devono fare tutto sto casino. A caschi in faccia li prendiamo, mi sembra giusto. A piazza Navona c'è un grandissimo negozio di giocattoli per ricchi, dove da piccolo sapevo che non si poteva comprare niente perché il peluche più sfigato costava trecentomilalire. Oggi hanno sfondato una vetrina di quel negozio e, con un discreto senso simbolico, qualcuno ha usato un Pinocchio di legno gigante come mazza per menare alla cieca nel casino generale. Spero che sia stato uno dei manifestanti, ma dovesse pure essere stato uno di Blocco Studentesco questo tizio che menava con Pinocchio rappresenterà per sempre nel mio immaginario il simbolo della protesta contro la scuola.
Sul versante economico invece Tremonti ha fatto una dichiarazione: magari fosse solo recessione. Sono d'accordo con lui, una volta tanto. Non è come quando si gonfia il parquet in un angolo della stanza per un'infiltrazione d'umido. Diciamo piuttosto che è come quando il parquet è mangiato dalle tarme e liso dal tempo e le tavole cominciano a saltare una dietro l'altra e si cerca di fermarle mettendoci sopra prima i tappeti, poi i mobili, poi si lasciano dei buchi e alla fine si pensa che forse erano meglio le mattonelle che c'erano sotto 50 anni prima.
Perché qua ci sarebbe da fare un discorso complesso che parte dalla gestione folle delle risorse economiche, dalle folli leggi del mercato e finisce col signoraggio e la massoneria. Saprei forse farvelo a voce, ma per iscritto mi pare un po' troppo. Provo a sintetizzare semplificando al massimo:
1)Le banche sono proprietà privata. Tutte. Andate a controllare. L'unico stato in Europa che ha ancora una banca di sua proprietà è la Polonia. La Banca d'Italia, la Budensbank la BCE, la Federal Reserve negli Stati Uniti sono tutte Banche private. Private. Significa che non devono rendere conto a nessuno se non ai loro padroni, che non si sa chi sono e quanti sono, presumibilmente molto pochi.
2)Queste banche tengono gli stati del mondo per i coglioni perché hanno facoltà di stampare denaro (signoraggio) e venderlo agli stati.
3) Un tempo la ricchezza di uno stato si misurava sulla base dela sua riserva aurea. Lo stato stampava tot banconote che valevano una frazione di quell'oro e questo determinava il valore di quella moneta.
4)A un certo punto e con il tempo, grazie ad alcune leggi fraudolente promulgate nottetempo da governanti conniventi, il valore del denaro è stato "sganciato" dall'entità della riserva aurea. Cioè le banconote, che prima erano veri e propri assegni che rappresentavano una frazione di oro (ricordate quella scritta, pagabili a vista al portatore? Significava che se uno voleva portava centomilalire in banca e gli dovevano dare il corrispettivo in oro), da un giorno all'altro sono diventate pezzi di carta che le banche(private)vendono agli stati per far circolare l'economia. Cioè il denaro è semplicemente un bene commerciabile, tanto che la banca lo fa pagare il suo valore più il costo della carta e della stampa.
5)Per questo motivo gli stati da anni contraggono debiti stratosferici con le banche. Cioè con individui privati che non fanno capo a nessuno stato e non sottostanno a nessuna legge.
6)Per comprare i soldi che gli servono, quindi, ogni stato del mondo contrae un debito annuale con la banca di riferimento che gli stampa i soldi (per noi è la BCE). Debito che a fine anno in genere non può pagare e si accumula.
7)Al contrario di quanto comunemente si pensi, il deficit pubblico di ogni stato del mondo equivale quasi esattamente al debito che questo stato ha contratto con le banche per comprare i soldi, e non al disavanzo del dare/avere annuo.
8)La banca più potente del mondo è un buco di banca che non avete mai sentito nominare che sta a Bruxelles e a cui tutte le altre banche del mondo fanno riferimento prima di fare qualsiasi cosa.
9)Stando così le cose (e io ho ipersemplificato, ma stanno così, informatevi) ho il forte sospetto che questo casino che è successo e che ottimisticamente viene chiamato recessione, sia invece il tentativo scientifico di mandare sul lastrico quanta più gente possibile riducendoli così all'impotenza e col tempo alla schavitù. Tanto si tratta sempre dello stesso centinaio di persone che fanno fallire una banca e se la ricomprano da un'altra parte traendone comunque profitti enormi mentre nel frattempo centinaia di migliaia di persone hanno perso tutto ciò che avevano.
10) Non venitemi a dire che le banche non sapevano di star prestando da anni soldi che non avevano.
C'è della scienza, dietro. Dicono che noi non siamo in pericolo, che lo Stato Italiano garantisce fino a 103mila euri di risarcimento a tutti i correntisti, nell'eventualità di una bancarotta. Voi ci credete? Io no. Non uno stato che licenzia i professori, che da che mondo è mondo erano la categoria meno a rischio di tutte. Licenziare gli insegnanti significa che non ci sono più soldi, altro che 103mila euri. Allora ho una proposta rivoluzionaria: facciamole fallire noi le banche. Chiudiamo i conti, leviamogli tutti i soldi e mettiamoli nel vecchio e sano materasso, o sotto le mattonelle. Rinuniciamo alla comodità del bancomat e delle carte di credito e casomai prestiamoceli noi sottobanco (perchè è vietato, solo le banche ci possono prestare soldi). Anche perché non è escluso che tra qualche mese possa fallire la San Paolo Imi, per dire. E allora si che sono cazzi.
Anche perché nel frattempo il Governo venerdì vaglierà un decreto "salva-banche" (che non è la stessa cosa che dire "salva-poverelli con due lire sul conto"). Il munifico Berlusconi ha confermato che il Governo e' "a disposizione", se le banche chiederanno sostegno. Ma sì, licenziamo altri centomila insegnanti e salviamo una banca, mi pare un'ottima idea.
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno fatto un raid in Siria non si sa bene perché, ma comunque uccidendo quei sette otto civili che stanno sempre in mezzo ai coglioni quando c'è da fare queste cose. La Siria si è abbastanza risentita e ha intimato agli Stati uniti di chiedere scusa.
- Ops, scusate.
- Ohh, così va meglio, che cazzo.
Semplicità e immediatezza ci vuole, nei rapporti internazionali.
Il WWF intanto lancia un'allarme, l'ennesimo. Stiamo consumando troppe risorse planetarie. Di questo passo tra trent'anni ci vorrebbe una seconda Terra da cui sucare per mantenere questo tenore di vita. Questi del WWF ancora credono che saremo qui tra trent'anni. Ottimisti.
E chiudiamo con le frontiere della scienza. Eminenti studiosi del cervello hanno scoperto che mentre l'amore inibisce una serie di capacità della corteccia cerebrale quali il giudizio e il ragionamento, l'odio invece ne inibisce solo una piccola parte e viceversa attiva componenti corticali coinvolte nella generazione di comportamenti aggressivi e nella loro traduzione in schemi motori. Come se per odiare servisse di organizzarsi, riflettere e preparare l'offensiva, mentre invece per amare basta essere dei perfetti coglioni.
Comunque le donne sono tutte delle gran vacche.
Digrigno i denti, di notte.
Me l'ha detto il dottore biondo che ci viene a visitare ogni due mesi. Quel tizio sul vecchio biposto a motore. Arrivano lui, il veterinario e una californiana a caso. Per il viaggio il dottore e la californiana stanno stretti schiacciati nel posto davanti e il biposto così sbilanciato arriva un po' scodando e si aggancia al volo, con un rumore vuoto che risuona per tutto il pallone. La californiana la portano subito su, nelle cuccette riservate ai capi. Il dottore e il veterinario visitano noi e le bestie. Ci guardano sotto gli occhi, la lingua, i denti. A me hanno detto che digrigno e che ho il fegato che non funziona bene. Ma questo tanto lo dicono a tutti. Sono le scatolette di cibo compresso, ormai non mangiamo altro da quattro anni, il fegato non ce la fa più. Abbiamo tutti un bel colorito giallo ocra. Del resto non si capisce nemmeno perché ci ostiniamo a girare a vuoto su questi palloni aerostatici. Tanto giù non si può tornare. Giù ci sono i Cocomeri. Se avessero solo uno di noi tra le mani lo lapiderebbero con raffiche di semini fino a consumargli la carne. Lo hanno già fatto, lo rifarebbero. Quelli ci godono a vederci morire soffrendo. Sono di una ferocia inaudita, privi si pietà. Altrimenti non si spiegherebbe la facilità con cui hanno vinto la guerra e si sono impadroniti di tutto. Piuttosto che scendere a terra, meglio schiantarsi e farla finita. Qualche pallone lo ha fatto volontariamente, con democratica votazione. Qualcuno di più di ciò che si pensa, secondo me. Liberavano uno stormo di corvi e gabbiani, aspettavano che bucassero il pallone e non ci pensavano più. All'inizio della guerra sfiorvamo le diecimila unità, ora non siamo più di settanta. Non sappiamo quale tipo di ragionamento tenga su gli altri. Noi semplicemente ce ne stiamo stretti nelle nostre cuccette, mangiando cibo che il nostro fegato fatica a metabolizzare, accoppiandoci ormai come capita, figliando malamente e a volte dando da mangiare carne di cane ai nostri figli. E teniamo alla nostra vita miserabile tanto da farci visitare ogni due mesi da un dottore abusivo che arrotonda facendo il magnaccia delle californiane e presumibilmente lo schiavo ai Cocomeri. Naturalmente siamo sicuri prima o poi di precipitare anche noi. Ma nell'attesa, chissà perché, teniamo duro. E dire che prima a me il cocomero nemmeno piaceva. E' buffo, ora ne mangerei un centinaio di seguito, e di gusto.
Maledetti, maledetti Cocomeri.
Digrigno i denti, io, di notte.
"Tutti scoprono,più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. "
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
"Quando si fa fatica a pelare le uova sode, significa che sono fresche; la facilita' o meno di pelare le uova sode dipende, infatti, dal grado di acidita' dell'albume: nell'uovo fresco l'acidita' e' maggiore e la pellicina interna, situata subito sotto il guscio, tende ad aderire con forza all'albume."
(Gianfranco Vissani, Se questo è un uovo)
Dunque io credo di essermi stufato di scrivere quassopra. Per cui non è una di quelle comunicazioni tipo ora chiudo il blog noooooooo non farlo o c'è anche quello che pensa e chiudi, chi cazzo ti si incula, io manco lo leggo, che però ho fatto l'esempio sbagliato che quello che non lo legge non legge che chiude quindi non può fare questo pensiero insomma non è educato fare esempi contenenti paradossi filosofici. Comunque insomma non è che ci ho più tanto voglia. Quindi ecco qua.
Quando kaplan moriva
(epitaffio a sbaglio di verbi per un blogger che si era stufato)
Quando kaplan moriva
Nessuno lo sapeva
Anzi qualcuno lo sapette
E piangette
Due tre lacrimette
e dopo un poco smette
che pianger più d’un tanto
insomma,via
Quando kaplan moriva
Quattro dottori in cerchio
Lisciavansi le barbe
Perplessivamente
Uno dice Strano
Non aveva niente
Pareva proprio sano
Un altro dice Azz
Transaminasi e ves
Pressione centotrè
Uno non dice niente
E guarda qualche lastra
Un poco contrariato
E un altro dice Mè
Sarà che ha preso in faccia
Il ventidue barrato
Quando kaplan moriva
Arriva la banda
E suona un pezzo strano
Una bossapolka in tre
Mischiata al son cubano
E uno dice Vè
Quando che muoro io
Niente porcherie
Un bella musica d’addio
Archi tamburi e ottoni
e un bandoneòn
(e così fu, quando che nella vasca
gli cadette il phon)
Quando moriva kaplan
Il prete salmodiava
(nel senso propriamente
Che di quella salma
Non amava niente)
E disse Confratelli,
Amici, convenuti
Il morto qui presente
Non porta un bell’esempio di virtù
Anzi dirò di più
Faceva schifo al cazzo
E al padreterno
E quasi certamente
Finisce tra le fiamme dell’inferno
Quando kaplan moriva
Salette su nel cielo
Ci andette in motorino
Sgasò pure un pochino
San Pietro disse Giovine
Qui non si fa casino
Che l’anime riposeno
All’ombra del Divino
Allora kaplan medita
Per un secondo eterno
Mette la prima, sgasa
E prende il primo bivio per l’inferno.
E con questo il blog quantomeno per l’estate chiude i battenti. Statv’ bbuon’
Quando Kaplan non era ancora Kaplan
Ritrovo su una smemoranda del '92 e riporto senza cambiare una parola
Ali
E venne un giorno, anzi era di notte
in cui il mondo intero si svegliò
incredibilmente, inaspettatamente e contemporaneamente
l'universo si ribellò all'orrore.
E tutti quanti
uomini cani conigli e pantegane
tutti
dico tutti
volevano volare.
Saltavano all'unisono con delle piume in mano
alcuni si buttavano dal secondo o terzo piano
E piano, piano piano, lentamente
morivano schiacciati sulla strada, inesorabilmente.
La mente in alto, l'anima felice si staccava
dal corpo inerte a terra che crepava.
Così fu quella notte
ed altri giorni
ed altri ancora vennero
e la vita di molti giorni prima era finita.
Ma altri ancora, ancora erano in vita:
ragazzi
bimbi e madri
vecchi ormai troppo vecchi, curvi e torti.
Gli uomini quelli no
erano morti.
Erano morti quelli col potere
che potere ancor volevano volare;
erano morti, quasi per errore
quelli che del denaro facevano ascensore
e mentre in alto, in aria, chiedevano istruzioni
s'intende, a pagamento
vedevano quei soldi che senza una legittima ragione o documento
sfuggivano dal basso verso l'alto
e loro invece no, sempre più in basso
col cuore sparso sopra il pavimento.
Nessuno era riuscito nell'intento
soltanto un uomo calvo
mentre con una pietra al collo
era gettato a mollo
in fondo al mare
per quello che capì, gli parve di volare;
e due ragazzi che facevano l'amore
quasi ce la facevano a volare
ma lui le disse: forse è solo un gioco
e lei volò soltanto per un poco.
Di quelli ancora vivi alcuni erano dentro moribondi
schiacciati dalla sola alternativa:
o semivivi a terra
uccisi dall'orrore o dalla guerra
o morti sognatori con le ali
sepolti un paio di metri sottoterra.
Altri ancora tentarono il decollo
rischiando solamente qualche graffio
avendo ormai capito che non vale
se cerchi veramente di volare
stare sotto una lapide con memore epitaffio.
Eppure in tutti gli anni successivi
non uno alzò una scarpa da per terra
ma tutti sconsolati
senz'altro rassegnati e un po' sconfitti
col naso in su guardavano le stelle
che di sicuro, viste da vicino
sarebbero sembrate assai più belle.
Più belle anche di quella prima notte
quando improvvisamente il mondo era impazzito
e quasi tutti quanti erano morti
nel vano tentativo di provare
almeno un po'
a mettersi a volare.
Soltanto un tipo alto e una ragazza
che in quella notte avevano trovato
un metodo infallibile per non cadere giù
andarono per mano a una terrazza
un salto
e non tornarono mai più.
Il mondo che verrà sarebbe praticamente quello che chiamano il futuro. Il futuro è sempre stato quasi per definizione incerto. Cioè non si poteva sapere perché era un’incognita totale, visto che nel futuro poteva succedere che arrivava una guerra, o un terremoto, o una malattia, o ti si cecava un occhio così a cazzo, insomma il futuro era una cosa completamente oscura, un abisso. Ora siccome gli esseri umani non nutrono simpatia per gli abissi - tranne Folco Quilici che infatti è mutaforma proveniente da Giove – allora nei secoli hanno fatto invenzioni per fare fronte a questa cosa terribile di non poter prevedere il futuro. Hanno iniziato con concetti tipo il Destino e relative divinità, finendo poi con discipline quali la statistica e la metereorologia, per dirne solo due.
Oggi come oggi siamo pieni di discipline che cercano di prevedere le cose. E che ci azzeccano in media una volta su sette.
Eppure è opinione diffusa che noi sappiamo cosa ci riservi il futuro. Tutti i mezzi di comunicazione diffondono l’idea che il futuro sarà così e cosà, sempre più comodo e più veloce e più sicuro e che piano piano tutto il mondo si civilizzerà e si omologherà a questi standard e un giorno i negri morti di fame avranno una camicia e ticchetteranno su dei pc ecologici e si potranno fare operare l’appendicite online da un chirurgo in Massachussets con dei braccini piccini piccini usb nella giungla misteriosa. E la gente ci crede. Vede le cose sfaldarglisi intorno ma crede alle pubblicità e a Berlucchioni e pensa che nel futuro tutto andrà per il meglio. Oppure vede le cose sfaldarglisi intorno e dà la colpa alla pubblicità e a Berluschioppi, e a Bill Gates, a Bush, alle multinazionali, e si batte perché il negro abbia la sua camicia e il suo braccino usb. Oppure ci sono anche quelli che è tutto sbagliato, è tutto da rifare, il mondo può salvarsi solo se tutti prendiamo coscienza che la natura va rispettata e i soldi non sono tutto si sono persi i valori veri, il mondo va verso la rovina, ci vogliono controllare tutti, qua se non ci ribelliamo finisce che ci ritroviamo con un microchip satellitare in culo comunque io figli non ne faccio.
Con l’autorità conferitami dal titolo di questa rubrica posso con traquillità affermare che sbagliano tutti. Nei prossimi cinquant’anni potrebbe arrivare una glaciazione che cambia tutte le carte in tavola. O un meteorite grande come la Puglia. Il che renderebbe vano ogni tipo di previsione socio-economica. A meno di qualche catastrofe naturale, quindi, è però possibile tracciare un profilo convincente di cosa ci aspetta negli anni a venire, a partire da tendenze certe nel presente.
Finirà il petrolio, per esempio. Questo tutti lo sanno, come finisce l’acqua in una bottiglia. L’errore più comune che si commette è però quello di non tenere conto di tutto quel lungo periodo in cui il petrolio starà finendo. Noi per esempio siamo in quel periodo lì. Impossibile dire quanto ci metterà il petrolio a finire davvero, quello che è certo è che costerà sempre di più, mentre cercano di convincerci che un SUV è quello che ci serve. E ci riescono. È pieno di SUV, in giro. Ma anche di altre macchine un po’ più ecologiche ma mica tanto. Tutti quelli che possiedono e usano un’automobile, seppure miliardari, diventeranno sempre un po’ più poveri, finché la benzina potranno permettersela in pochi. Dice faranno uscire le macchine a idrogeno. Ma saranno le prime e costosissime e non avremo più i soldi per comprarle, a meno che qualcuno nel frattempo non abbia speso miliardi nella ricerca per costruire una macchina a idrogeno che costi pochissimo. Presumibilmente quel qualcuno si è invece sputtanato tutti i soldi nella pubblicità e quindi rimarremo perlopiù a piedi.
La carenza di petrolio avrà affetti anche sul costo dell’elettricità. Le soluzioni più sostenibili sarebbero le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici. Tralasciando il fatto che le pale eoliche cambiano gli ecosistemi perché falciano gli uccelli e i pannelli occupano troppo spazio, nessun paese ci sta investendo in maniera seria. I soldi veri si spendono nel nucleare. Ma una centrale nucleare consuma una quantità invereconda d’acqua (il 40% dell’acqua potabile della Francia se ne va per raffreddare le centrali) e soprattutto sta finendo pure l’uranio. L'impressione generale è che cercheranno di correre ai ripari con le energie alternative troppo tardi, quando ormai costerà troppo in termini di energie tradizionali costruire e installare pale, pannelli e altre diavolerie ecologiche. Il che significa che a un certo punto l’energia così come la conosciamo – le prese nelle case, le batterie ricaricabili, i lampioni per strada - semplicemente non ci sarà più.
Ma ben prima di quel momento - che contrariamente a quanto si pensa è un momento auspicabile, quello in cui probabilmente l’umanità avrà un vero risveglio e dovrà veramente ripensare tutto daccapo e con un po’ più di coscienza a lungo termine – ben prima di allora ci saranno tutti quei momenti in cui l’energia starà per finire.
Anche qui alcune reazioni sociali sono prevedibili. Comincerà la lotta per le risorse. In qualche posto si scatenerà la violenza, in altri la solidarietà. Chi possiede armi presumibilmente le userà, poi finiranno anche le munizioni.
È interessante notare a margine come la carenza progressiva di energia ci salverà dal regime del Grande Fratello e dai microchip in culo, progetto che nel mondo qualcuno ha e sta disperatamente cercando di mettere in atto. Il controllo costa, e semplicemente non potranno permetterselo molto prima di avere il potere per imporlo.
Poi adesso va molto di moda parlare dell’emergenza dell’acqua. Non so quanto crederci, sinceramente. Articoli pubblicati su serie riviste scientifiche (non Focus) sostengono che l’acqua non finirà tanto presto. Il che significa che gli americani avranno tutto il tempo di spararsi addosso per una cocacola fredda prima di preoccuparsi per l’acqua. Nel caso finisca anche l’acqua siamo semplicemente spacciati, comunque.
Ma non credo. Perché esistono regole di omeostasi naturale. Che valgono anche per gli ipercivilizzati esseri umani. Le risorse saranno minori e la popolazione in qualche modo anche traumatico si ridurrà. Sopravviveranno i più adatti, come al solito. Chi sa campare con meno, chi non si prende tante malattie, chi sa arrangiarsi, chi sa cooperare ma anche chi con pochi scrupoli saprà sopraffare un altro uomo.
Ho idea che né la nostra generazione né la prossima arriverà a vedere il punto di rottura. A noi toccherà solo di veder peggiorare le cose senza un vero cambiamento, seppure traumatico. Ma i nostri nipoti forse dovranno saper maneggiare coltelli e resistere al freddo e al caldo meglio noi. Starà a ai nostri figli avergli saputo insegnare. Cioè starebbe a noi cominciare il processo di insegnamento.
E invece i nostri figli hanno il cellulare a sette anni, per sicurezza.
Ok, una volta tanto proviamo a fare una cosa un po’ seria. Tipo che adesso faccio la recensione di Kaplan ai due film che hanno vinto a Cannes, il Divo e Gomorra. Cioè, recensione, dico che ne penso. Che poi è lo stesso, non è che Goffredo Fofi fa niente di diverso che dire quello che pensa dei film. Allora mò lo faccio pure io.
Prendiamo Gomorra. Intanto ci sono da fare delle precisazioni. Il film è tratto dal libro per modo di dire. Anche perché Gomorra, il libro, è un saggio. Strano, ma un saggio. (Almeno le prime cento pagine, poi diventa un papocchio e basta). Questo va detto perché la maggior parte della gente che ne parla ed esprime giudizi il libro lo ha mollato alla quinta pagina, o ce l’ha ancora chiuso sul comodino. Gomorra è un saggio, mettetevelo in testa. E naturalmente un film tratto da un saggio o sconvolge tutto e lo trasforma in narrazione filmica oppure è una specie di documentario perlopiù noiosissimo. Quindi Gomorra film e Gomorra libro hanno insieme tutto e molto poco a che fare. Detto questo Garrone è stato bravissimo a tenersi sul filo della realtà, premendo sull’invenzione quando ce n’era bisogno per snellire il racconto e dando invece crude rappresentazioni quasi documentaristiche il resto del tempo. Si fa un po’ fatica a seguire le varie storie all’inizio, forse, ma poi ci si abitua. Forse un montatore più pop gli avrebbe dato quel nonsoché, ma le tre stelle (su cinque) se le merita, direi.
E poi c’è Il Divo. Ora qui mi preme un’ulteriore presazione di carattere generale. Non so come funzioni nei media degli altri Paesi, ma qua in Italia siamo così fanalini di coda dell’occidente che due nostri film dignitosi vincono a Cannes e noi dobbiamo pomparci la notizia a vicenda con un’enfasi da ventennio e in modo del tutto acritico. Un tempo i nostri film facevano scuola e rimanevano nella storia del cinema, non dimentichiamolo. Il fatto che abbiamo vinto è un evento carino, ma siamo ben lontani dal cinema quello vero. Ma questo nessuno lo dice. Ho letto solo lodi sperticate de Il Divo. Dicono sempre le stesse cose: il grande cinema italiano impegnato d’autore, un Servillo da antologia, le grazia di Sorrentino nel maneggiare la macchina da presa. Vero, è un film molto pulito e curato, Servillo è bravo, si guarda, nel senso ottico, con molto piacere. Dal punto di vista narrativo invece è un mezzo disastro. Intanto, anche chi abbia una buona infarinatura di quello che è successo negli ultimi trent’anni in Italia fa una certa fatica a seguire bene tutto lo snodo, memorizzare i personaggi leggendo le belle didascalie rosse che girano tridimensionalmente con la macchina da presa, collegare tutti gli avvenimenti. In una parola, seguire il film. Solo che questa cosa non si può dire sennò poi uno ci fa la figura dell’ignorante. Ma soprattutto esci di lì con un che di irrisolto. Come se non avessi capito bene che tipo di film hai visto. Tendeva alla caricatura o no? Esagerava oppure è tutto vero? Se denunci la realtà ma poi fai muovere il protagonista come una marionetta e lo riprendi come se fosse un pupazzo, se me lo rendi comico meglio di Lionello al Bagaglino, io non capisco più che mi vuoi dire. E questo vale per tutti personaggi: Ciarrapico, Evangelisti, Totò Riina, Cirino Pomicino. Gente di cui abbiamo sentito parlare sui giornali fino a due giorni fa e improvvisamente ce li hai sullo schermo in una scena alla Scarface de noantri, con Andreotti che si fa la barba mentre concerta trame oscure con la sua corrente. Irrisolto. Due stelle.
Epperò, dai, abbiamo raccattato le nostre due palmette, l'italico decoro è salvo.
Eia eia, alalà.
A richiesta di nessuno, torna la rubrica che ha dato più volte scandalo
Tredicesima puntata La destra e la sinistra
La destra e la sinistra, oltre che essere le mani e il modo di portare il pisello nelle mutande, sono come dire due ideologie, cioè conformazioni mentali autoescludentisi. Cioè, non si può essere di destra E di sinistra nello stesso tempo. Al massimo si può essere di centro ma non lo si può dire in giro perché poi non scopi mai più.
Allora le persone sono O di destra O di sinistra. Una volta si diceva che erano FASCISTI o COMUNISTI, ed era più semplice, perché i comunisti erano poveri e operai oppure studenti e intellettuali e i fascisti erano ricchi e borghesi oppure studenti e intellettuali.
Poi da un certo momento non si poteva più dire FASCISTI però COMUNISTI si, poi a un certo punto non si è potuto più dire nemmeno COMUNISTI allora è rimasto questo fatto della destra e la sinistra. Per capire come funziona essere di destra o di sinistra è utile il concetto di pacchetti di pensiero, nel senso che a seconda se sei di destra o di sinistra devi fare uso di un particolare Pacchetto di pensiero, e devi pure stare attento a non confonderti. Pacchetto di pensiero di destra:
- Il mondo è fatto in un certo modo da che mondo è mondo, ci sono i poveri e i ricchi, gli sfortunati e i fortunati, i negri e i bianchi. Questo non si può cambiare, quindi tanto vale cercare in tutti i modi di essere ricchi, fortunati e bianchi.
- L’Italia è un paese fatto di italiani, quindi se sei di qualche altra parte del mondo intanto cerco non farti entrare a meno che tu non sia un turista, e questo va verificato, dopodiché se sei entrato ti odio perché mi rubi il lavoro, mi violenti le figlie e le sorelle, mi arrubbi la macchina, mi fai drogare i figli di schifezze, che io almeno la coca la compro dallo spacciatore italiano che mi da più fiducia.
- Se incontro un altro essere umano che sembra essere di sinistra è bene che io lo picchi selvaggiamente perché costui costituisce una problematica compl… insomma, se sei una zecca te corco e poi si vede.
- Gli ebrei sono gentaglia, ed è un bene che almeno sei milioni se li semo levati dalle palle. Appunto: ricordarsi di non esprimere mai quest’opinione in pubblico, e di trasmetterla ai figli nel segreto delle quattro mura domestiche.
- Cercare di avere sempre una aspetto curato. Camicie di buona fattura, maglioncini scollo V a tenui colori pastello e capelli corti fissati col gel garantiranno un’immagine rispettabile. Non ha alcuna importanza che quest’immagine coincida con una rispettabilità reale, quelli sono cazzi miei.
- Il comunismo è pericolosissimo e bisogna combatterlo con tutti i mezzi possibili. L’avvento del comunismo trasformerebbe questo paese di diseguaglianze necessarie in un mondo dove tutti sono uguali, hanno gli stessi diritti e doveri, vestono le stesse tutine blu, mangiano le stesse cose, hanno gli stessi stipendi da fame, e tirano tutti la stessa cocaina da quattro soldi. Un inferno.
- Alemanno NON ha la trisomia 21. Pacchetto di pensiero di sinistra:
- Il mondo è fatto male. Ci sono i poveri e i ricchi, gli sfortunati e i fortunati, i negri e i bianchi. Per tutto questo bisogna indignarsi, perché il compito di ogni essere civile ed evoluto è provare orrore per tutto quello che nel mondo non funziona, quindi praticamente per il mondo intero. Poi purtroppo non è che ci si può fare molto, però comportarsi come si fosse poveri, sfortunati e negri è già un bel passo avanti.
- L’Italia è un paese situato in una posizione geografica molto particolare, praticamente il primo ponte verso l’Europa dai paesi più poveri e sottosviluppati. Per questo motivo l’immigrazione è una bella piaga ma va accettata e gli extracomunitari, che sono esseri umani come noi ma molto più sofferenti, vanno aiutati, tutelati e integrati, così io dai cinesi ci compro tutto e quando i marocchini mi devono lavare il vetro gli dico di no ma sorridendo, e quello che vende i cd masterizzati sotto casa mia io lo conosco si chiama Said e viene dal Senegal e ha una sensibilità incredibile è laureato poveretto gli hanno scannato tutta la famiglia passa sta canna, dai.
- Se incontro un altro esssere umano che sembra essere di destra è bene stare attento perché potrebbe anche menare. Se non mena sono autorizzato a trattarlo come un sottosviluppato ignorante qual è e ad additarlo come emblema per tutti i mali del mio Paese.
- Gli ebrei poverini gli ebrei non dobbiamo mai dimenticare che gli ebrei poveretti hanno subito l’orrore, ci dobbiamo sentire addosso la colpa per sempre siamo responsabili come se avessimo tenuto personalmente in mano i mauser e avessimo strattonato Anna Frank per i capelli, dobbiamo insegnarlo ai nostri figli ma anche c’è il fatto dei palestinesi che infatti questa kefiah dimostra che i palestinesi non ce li scordiamo e più in generale non dobbiamo dimenticarci di tutti quelli che nel mondo soffrono e sono schiacciati dalle meccaniche del capitalismo che favorisce solo i ricchi a scapito delle minoranze passa sta canna, ho detto.
- L’aspetto non è importante. Importante è come si è dentro. Il proprio aspetto dev’essere libera espressione dell’interiorità, scevra da sovrastrutture quali i trend modaioli, le logiche di marketing e le imposizioni dei media. Quindi guarda, io ci ho il cellulare che non fa le foto e non ci ha nemmeno il T9, figurati,e le magliette le compro a un euro a via sannio, che poi voglio dire, ci metti un pantalone carino sotto, magari levis, e sembra tutta alta sartoria, tanto che ti credi che le magliette di cavalli non le fanno lo stesso i cinesi? Paghi il marchio, paghi.
- Il ritorno del fascismo è il vero pericolo. La dittatura. La mancanza di libertà. Ormai i locali dopo le due non danno più alcolici, se ti bevi due bicchieri di vino sei già oltre il limite consentito, non ti puoi coltivare la marijuana dentro casa che c’è sempre qualche vecchia fascia che se ne accorge e ti denuncia, rischi di farti la galera per due grammi di fumo che ti trovano in tasca. Ma che è libertà, questa?
- Alemanno NON ha la trisomia 21, come potrebbe. I down sono così teneri.
"Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civilità e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronisrsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo"
(Alexis De Tocqueville, 1840)
Come dire, non vi state inventando niente, cazzoni.
Che ci sono anche delle volte che uno si prende il cuore in mano e lo spreme. E riesce solo a sgocciolare merda. Fosse sangue, almeno. No, merda.
Poi dice che il cervello non governa il corpo umano. Lo governa eccome. Tanto da riuscire a far sgocciolare merda dal cuore. Sincretismo Astrofisiologico, si chiama, l'ho studiato al corso per corrispondenza del Mago Otelma. Mò vi spiego.
Succede che praticamente si crea un collegamento astrofisiologico tra il cuore e il buco del culo. Il dolore cerebrale crea una corrente negativa di risucchio che attira i mesoni interstellari. I mesoni interstellari sono particelle negative invisibili situate nel Quarto Mondo. Il dolore apre una porta dimensionale situata nel retto che aspira i mesoni, i quali risalgono il duodeno, fanno massa sullo stomaco, opprimono i polmoni e alla fine scartano a sinistra (perché il dolore vero senza scampo è di sinistra, quelli di destra sfogano a manganellate) e vanno ad ottundere il cuore con materia fecale astrotrasportata nel tragitto. E' facile capire quando questo accade. Il cuore brucia, i polmoni sembrano schiacciati da una pietra e lo stomaco sembra contratto da stricnina. Eppure non stiamo morendo. In questi casi è utile prendere il cuore a due mani e spremerlo come una spugna. Non stupitevi se sgocciolerà merda, è a causa dei mesoni.
Nella seconda dispensa del Mago Otelma diceva che c'è un modo per chiudere la porta dimensionale che vi si è aperta nel culo. Smettere di provare dolore. Grazie al cazzo, ho pensato. Mi aspettavo nella terza dispensa l'astrorimedio per far cessare il dolore, invece c'era un rito per evocare un golem da borsetta. Ho smesso di comprare le dispense e ho preso a ragionarci da solo.
Posto che è il dolore che apre la porta dimensionale che aspira i mesoni dal Quarto Mondo al culo, e che questo dolore deve cessare, bisogna individuare con certezza la causa del dolore, circoscriverla ed eliminarla alla radice, facendo bene attenzione a non lasciare radicali liberi, che come è noto procurano invecchiamento precoce e referendum improvvisi perlopiù fallimentari.
Così ho appena deciso di eliminare il dolore alla radice, per chiudere la porta dimensionale intra stellare che ho nel culo.
Nel frattempo consiglio le dispense del secondo ciclo di Sincretismo Astrofisiologico del Mago Otelma: COME SCORREGGIARE DALLE ORECCHIE.
Con quello si rimorchia di brutto, fidatevi.
Auf Wiedersehen.
E fu così che un giorno l’omino si svegliò.
Erano passati due anni.
L’aria friccicava dentro un profumo pungente. Gelsomino, forse. Sul braccio e sulla gamba destra alcune punture di zanzara.
Era primavera.
L’omino mise fuori la testa dal cavo dell’albero. La civetta maligna lo vide e gli becchettò in testa.
- Uè, omino, son passati due anni, dove credi di andare. Attento che lì fuori è un brutto mondo.
L’omino guardò giù e vide le prime margherite, le prime farfalle, e sulla strada che portava al paese un gruppo di ragazzine che si rincorrevano. Non sembrava un mondo così brutto.
- E’ tutto diverso, omino, attento. Si sono dimenticati di te, ti accoglieranno con fischi e pernacchie. Tutte le tue donne hanno preso marito. Mariti grossi e cattivi, pronti a prenderti a sberle appena ti vedono.
La civetta dondolava su una zampa e guardava un punto all’orizzonte con aria molto seria e contrita, come di chi abbia già visto tutto, come se ogni parola fosse lì pronta da secoli per spiegare il mondo a un omino sprovveduto che cacciava fuori la testa dall’albero.
- E poi di qui si sale ma non si scende.
L’omino in effetti ricordava quanto fosse stata dura infilarsi in quel tronco due anni prima. Aveva dovuto scalare coi rampini il legno secolare, ignorare il tremolio delle gambe, costringersi a non guardare giù, e alla fine, raggiunto il buco a trenta metri d’altezza si era infilato con la testa come un bruco e poi si era rivoltato dentro la cavità fino a raggiungere una posizione che gli consentisse di dormire non troppo scomodo. Non l’aveva mai trovata. Erano passati due anni.
Tutto quello che riusciva a fare adesso era guardare giù la campagna di fine aprile che pullulava di piccoli insetti e sentirsi un intruso nella natura, un omino in un cavo d’albero, una cosa che non c’entrava niente.
- Devo andare, invece. – disse poco convinto alla civetta.
La civetta gli diede un colpo di becco così forte che gli fece sanguinare la testa.
- Ma quale andare. Rimettiti a dormire che tanto non puoi uscire. E poi non è più mondo per te, te l’ho detto. C’ero io qui a vegliare mentre dormivi, e ho visto cose, ma cose, ho visto cose che nemmeno te le racconto. C’è stata la guerra. Scappavano le mamme con i figli in braccio e piangevano i loro uomini. Dappertutto scoppiavano le bombe. E poi è arrivata la pioggia e ha lavato tutto, e la grandine ha distrutto i campi. I contadini si fingevano spaventapasseri per catturare i corvi e mangiarseli. C’è stato l’orrore, e ha cambiato tutto.
L’omino ascoltava la civetta con il cuore piccolo piccolo e un groppo in gola. La guerra aveva distrutto i campi, i corvi, la grandine, le mamme con i bambini in braccio. Eppure quelle parole non facevano il paio con il sole tiepido, alto nel cielo, che riprendeva a dare colore alle cose. Non facevano il paio con il giallo vivo dei campi e gli sciami di api sul campo di tulipani. Non facevano il paio con niente.
- Ora ti svegli bello bello e credi che tutto è come prima? Manco per il cazzo, omino mio. Credi che sia rimasto il buco nel mosaico, una volta che hai tolto la tua tessera? Pensi che stiano tutti lì a dire ‘oh, ma quand’è che la rimettono, questa tessera dell’omino?’ Il posto nel mondo uno se lo sceglie, omino, tu hai levato la tua tessera e l’hai infilata nel cavo di quest’albero, ma nel frattempo il mosaico è cambiato e per te non c’è più posto. Fidati di una vecchia civetta. Rimettiti a dormire.
L’omino non ascoltava più la civetta. Si tamponava il sangue sulla testa e guardava giù. Doveva fare pipì. Erano due anni che se la teneva. Aveva bisogno di sgranchire le gambe e la schiena. Doveva uscire di lì.
- Lascia perdere, omino. Sono trenta metri e non hai più i rampini. Ti ci ammazzi.
Ma l’omino già aveva messo mezzo busto fuori dal buco. Si aggrappava al legno duro con le unghie, che in quei due anni erano cresciute un bel po’. Faceva male, ma funzionava, per ora.
- Omino, stai facendo una cazzata.
Adesso l’omino era tutto fuori dal buco, abbracciato all’albero enorme, sospeso a trenta metri. Il sole gli riscaldava la schiena. Era una sensazione che non ricordava più.
- Dì un po’, civetta. Ma è cambiato proprio tutto tutto?
- Tutto. – rispose la civetta sempre guardano l’orizzonte con aria grave.
- E al posto di Berlusconi chi c’è?
La civetta per la prima volta guardò l’omino. Non si aspettava quella domanda.
- Niente, sempre Berlusconi.
L’omino non riusciva a crederci. Eppure sorrise. Amaramente sorrise.
Non tutto era cambiato, in fondo.
- Ci si vede, civetta. E fidati di un omino che esce da un buco d’albero, fatti un giro, che su questo ramo ci stai marcendo.
Poi chiuse gli occhi, e soffocando un grido di dolore si lasciò scivolare sul tronco, graffiandolo per trenta metri con le unghie.